Quel che resta del giorno


E così abbiamo cominciato la serie di letture dedicate al Premio Nobel. Il primo della serie è Quel che resta del giorno di  Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la Letteratura 2017. Il romanzo è stato un pacchettino sotto il mio albero di Natale, consegnato dalle mani del mio fratellone Toto che ben conosceva la mia intenzione. E così eccoci qua a distanza di pochi giorni a raccontare di un libro la cui trama già conoscevo bene per le tante e tante volte in cui mi ero goduta la visione dell’omonimo film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson, diretto da James Ivory nel 1993 (a soli 5 anni di distanza dalla pubblicazione del romanzo).

Quel che resta del giorno è il terzo romanzo dello scrittore di origine giapponese, ma è stato anche il suo primo vero successo. Scritto in forma di diario, il romanzo racconta la storia dell’ormai anziano maggiordomo inglese che ha lavorato per gran parte della sua vita a Darlington Hall, prima a servizio di Lord Darlington e poi dell’americano Mr. Farraday. Siamo a metà degli anni Cinquanta, e il maggiordomo, Mr. Stevens, intraprende un viaggio (il suo primo viaggio, su richiesta del suo nuovo datore di lavoro) con la scusa di raggiungere Miss Kenton che fra gli anni Venti e Trenta era stata governante a Darlington Hall per chiederle di tornare a lavorarvi. Il viaggio però diventa il momento di fare i conti con il proprio passato e con la propria storia. Ogni incontro, ogni giorno è ragione di riflessione sul proprio vissuto. Sulla distanza che ci si è imposti dai sentimenti e dalla vita vera… e anche la vecchia compagna di lavoro è la metafora del8l’occasione perduta di vivere una vita che non si è saputa (o non si è voluta) scegliere.

Un viaggio indietro nel tempo, ricordando i fasti dell’antica dimora inglese… Ma anche le illusioni di cui è stata baluardo. Mr. Stevens, maggiordomo da una vita e figlio di un maggiordomo, durante questo suo primo viaggio in macchina nelle campagne inglesi dell’Oxforshire ricorderà i ricevimenti organizzati da Lord Darlington che però fecero solo il gioco di Ribberntropp, ambasciatore della Germania nazista, e che costarono al Lord inglese la sua reputazione e la conseguente caduta in disgrazia. La vita di Mr. Stevens ora gli appare vuota e priva di contenuto, sebbene fino a quel momento sia stato fiero del proprio lavoro e del proprio operato, un sacrificio inutile in un mondo che è solo fittizio, beceramente isolato dalla realtà che lo ha circondato. Mr. Stevens ha consacrato la propria vita al lavoro, rinunciando a se stesso, ai sentimenti e all’amore per il rispetto della tradizione, per un maniacale senso del dovere che lo ha fatto apparire nel tempo freddo e distaccato… Preoccupato solo di trovare nella dignità professionale, nell’obbedienza e nella cieca fiducia verso il proprio Lord, il senso della propria vita, nella convinzione che la devozione sia virtù più importante dell’autodeterminazione, per scoprire in quel che resta del “giorno” che la vita vera è trascorsa fuori dalle mura della magione dove si è stati convinti di vivere.

C’è chi ha definito questo romanzo un Gattopardo in salsa british.
Secondo me, è una lezione di vita che ti insegna a non lasciarsi sfuggire le occasioni e ad amare quello che ancora resta del proprio “giorno”. Ma si può cambiare vita e ricominciare… anche se sembra ormai troppo tardi? Struggente e malinconico, delicato e intimo. Meraviglioso e imperdibile.

Carla

(Quel che resta del giorno, di Kazuo Ishiguro, Einaudi, pag. 280, euro 12)

 

 

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