Quando ero poco più che un’adolescente, andava di moda fare delle compilation su audiocassetta e regalarle ai fidanzati/fidanzate, amici/amiche… Livio (di cui ho cominciato a raccontarvi nello scorso post) attraversava la fase in cui faceva il dj alle feste di compleanno (anche al mio 18°!!!), si muoveva con un piccolo stereo, un milione di cd e le sue scelte musicali erano ricercate e bellissime. Livio mi preparava delle cassette per farmi scoprire gli artisti che pescava qua e là, e anche il nostro amico Alex faceva lo stesso. Una abitudine anche di Nick Hornby che ha affermato: «Un paio di volte all’anno mi faccio una cassetta da mettere in macchina, un nastro pieno di tutte le nuove canzoni che ho amato nel corso degli ultimi mesi. Ogni volta che ne completo una mi pare impossibile che potrà essercene un’altra. Ma c’è sempre, e non vedo l’ora che arrivi: basterebbe qualche altro centinaio di cose come questa per rendere la vita degna di essere vissuta».
Ieri pomeriggio, mentre chiacchieravo con M e le raccontavo del mio avvilimento nel proseguire la lettura della saga de “Il diario del vampiro”, improvvisamente mi sono resa conto di non aver mai recensito uno dei miei autori preferiti: Nick Hornby. Non sono matta, non è che mi sia balzato alla mente quest’idea così dal nulla. Si parlava di libri, anche perché le Matte da leggere avevano appena spacchettato un regalo delle Edizioni Nottetempo che presto trovate sul blog e che il mese prossimo presenteremo al Monastero dei Benedettini, e poi di film e di musica… E l’associazione è stata immediata: «Non abbiamo mai recensito nulla di Hornby… Perché?», dico. «Boh – risponde M – perché non lo scrivi?». Ed eccomi qua.
Sono le 6 milioni copie che Luis Sepúlveda ha venduto in Italia: uno fra i narratori più amati dei tempi recenti, una voce impareggiabile nel raccontare la magia della realtà in tutte le sue sfaccettature, gioie e tormenti, meschinità e peripezie, violenze e dolcezze, perché “la vita – proprio come dice l’autore – è piena di storie”. Storie, appunto, da raccontare.
Sepúlveda parte dai ricordi del passato che emergono da una fotografia dove sono immortalati alcuni ragazzini e regala ai suoi lettori un “Ritratto di gruppo con assenza”. Leggiamo così un vissuto recente e passato, scoprendo man mano che il mondo di oggi ha scalzato una realtà che oggi non c’è più. Ed ogni riflessione, su questo mondo scomparso, ogni denuncia, si dipana in un racconto che è sempre affascinante.
Sarà un caso, ma in questi giorni, mentre cerco di organizzare il mio trasloco (con conseguente – e disperato – tentativo di creare un archivio digitale della mia biblioteca personale) mi è LETTERALMENTE caduto tra le mani la mia copia di “Asino chi legge. I giovani, i libri, la scrittura“. L’avevo acquistato molto tempo fa, quando ancora facevo la libraia, per poterlo consigliare ai tanti docenti che erano abituali frequentatori dei nostri scaffali. Ma oggi forse ancora più che allora, questo libro è la fotografia di una sfida che cerco di vincere ogni giorno: quella di portare la letteratura (letta e scritta) in luoghi dove la passione per la pagina stampata non è mai nata o si scontra con difficoltà davvero inenarrabili.