Il titolo del libro di cui vi parlo oggi, L’importanza di chiamarsi Hemingway di Anthony Burgess fa il verso a L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde. E il gioco di titoli raddoppia, visto che già quello dell’opera di Wilde, nota anche come L’importanza di essere onesto (probo, franco, fedele) “scherza” con il nome del protagonista – che proprio come
Eccoci giunti al giovedì, il consueto giorno del Matto Quiz. Oggi vi testiamo sulla trasposizione cinematografica più recente de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Vediamo quante ne sapete 🙂
Se Oscar Wilde dichiarava con chiarezza di non leggere mai i libri che doveva recensire, per evitare di restarne influenzato… Noi Matte, invece, ne facciamo una questione di orgoglio e principio. Non si scrive niente se non ci si è davvero fatte un’idea propria. Questo si chiama senso di responsabilità, altrimenti… Perché mai dovreste leggere proprio noi e le nostre recensioni? Anche per questo motivo, entrambe le Matte non vedono l’ora di andare in vacanza, in modo da “archiviare” fra le letture “fatte” un bel po’ di titoli che possano garantirci una certa autonomia “recensente” 🙂
Uscito a puntate sul Lippincott’s Montly Magazine nel 1890, nel 1891 Oscar Wilde ne pubblicò una versione in volume con una prefazione per rispondere ad alcune polemiche sollevate dal romanzo, e alcuni capitoli nuovi (legati a esigenze commerciali, che secondo alcuni critici hanno arrecato danno all’opera originale).
Il romanzo, come in molti sapranno, è una fra le numerose declinazioni della leggenda di Faust, in questo caso incarnato da un giovane di nome Dorian Gray.
Le meditazioni sulla lettura che abbiamo fatto in questi (quasi) due anni di rubrica dedicata alla passione per i libri e all’amore per la lettura (che curiamo suUniversitinforma/MyCityPress) ci hanno spinte a dare un’occhio a quanto espresso sul tema dalle grandi penne della letteratura internazionale. E pescando qua e là, fra le pagine dei romanzi