
Questo non è un libro che ho semplicemente letto. È un libro che ho visto nascere. E non potevo non raccontarlo anche qui. Sicuramente in un modo diverso da quello in cui racconto gli altri libri.
Succede che, sul finire della scorsa estate, in Humanitas Istituto Clinico Catanese, insieme a una super donna che ha a cuore le pazienti oltre ogni cosa, stavamo pensando alle attività da organizzare per il mese di ottobre, quello dedicato alla prevenzione senologica. Lei, in quell’ospedale, è il Vice Direttore Sanitario, dopo avere lavorato per tanti anni in sala operatoria. Si chiama Elena Petrolito e io ho l’onore di poterla chiamare semplicemente Elena. Qui posso scriverlo, senza aggiungere “dott.ssa”.
Ebbene, tra le attività in programma è saltata fuori l’idea di un laboratorio di scrittura creativa dedicato alle pazienti della Senologia. L’obiettivo era creare uno spazio unico e speciale per donne che di pensieri brutti ne avevano già fin troppi.
Elena non ha avuto dubbi e ha voluto per questo progetto la scrittrice siciliana Paolina Campo. Paolina ha abbracciato l’idea con entusiasmo e, credo già dopo il primo incontro, ci ha detto di averne parlato con il suo editore, Alfio Grasso di Algra Editore. I racconti che sarebbero nati da quegli incontri avrebbero potuto trasformarsi in un libro.
Boom.
Già così sembrava incredibile.
Il gruppetto si è formato, non senza qualche difficoltà e qualche ripensamento, e io ho partecipato a tutti gli incontri. All’inizio non mi sentivo di appartenere fino in fondo a quel cerchio, perché quello che avevano vissuto quelle donne io non potevo nemmeno immaginarlo. Lo ammetto: per me non è stata una passeggiata. Poi, però, ho capito una cosa fondamentale: il filo conduttore era certamente la malattia, ma c’era molto, molto di più.
Incontro dopo incontro, pagina scritta dopo pagina scritta, tra racconti, poesie, ricette (volevano praticamente fucilarmi perché, dopo avere letto di una storia sulla pasta al forno, ho detto che ne avrei fatto io una quel fine settimana dopo, con la besciamella… e probabilmente anche le mie nonne si saranno rivoltate nella tomba al solo sentire una simile eresia), siamo arrivate alla fine.
La cosa più incredibile?
Dentro questo libro c’è anche un mio racconto.
Si intitola Calisto.
L’avevo scritto quasi vent’anni fa, rigorosamente a penna, e aveva l’ambizione di diventare un romanzo. Ne avevo scritto due capitoli, forse qualcosa in più, non ricordo bene perché non ce l’ho più. All’epoca ero presa – bene o male decidetelo voi – da un ragazzo, con cui sono uscita qualche settimana d’estate, un giorno gli regalai quelle pagine, pensando che magari avremmo trovato insieme il modo di portare avanti quella storia.
Lui cosa mi regalò in cambio?
Un libro che si intitolava più o meno Vivere in una comunità.
Ecco. Da quel titolo avrei dovuto capire molto prima quale piega avrebbe preso la nostra relazione.
Condominiale.
Beata gioventù.
Ho scavato nella memoria, ho recuperato quel racconto e oggi eccolo lì, insieme a quelli di queste donne fantastiche, fortissime e dolcissime, ognuna a modo suo.
Come fogli colorati è un titolo bellissimo. Lo abbiamo scelto un pomeriggio insieme ad Alfio Grasso ed è nato quasi da solo, ispirato anche dai meravigliosi disegni realizzati da Rosa Anna Raciti, una delle autrici dei racconti, ma anche innamorata della pittura.
Il libro, che è arrivato in libreria da qualche giorno, lo abbiamo presentato in anteprima in Humanitas nella seconda metà di giugno. E per una volta sono tornata a fare una cosa che amavo tantissimo: presentare un libro. L’ho fatto insieme a Elena, a Paolina e a tutte le donne che hanno deciso di condividere un pezzo della loro storia. emozione? Tantissima, forse troppa all’inizio.
Sono quelle cose belle che vale la pena ricordarsi per tutta la vita.
Perché ogni tanto il lavoro ti regala soddisfazioni che vanno ben oltre il lavoro stesso.
Naturalmente il libro è in vendita e, se vi capita di passare da Humanitas Catania, lo trovate al banchetto della Fondazione Humanitas Sicilia. Acquistandolo li contribuirete a sostenere i progetti di Ricerca della Fondazione, oltre che leggere una cosa bella. Io sono disponile anche a “prendere e portare”.
E niente.
Secondo me dovreste leggerlo.
Anche solo per capire l’errore gigantesco che ho fatto a regalare l’inizio di quella storia a un tipo che, evidentemente, voleva aprire una “comitiva” piuttosto che iniziare una storia d’amore.
Mari
