
Due o tre anni fa ero da Gammazita, un luogo difficile da spiegare ai non catanesi perché oltre ad essere un’associazione culturale, è un centro di promozione sociale che nella zona di Castello Ursino ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione, e che è anche un posto dove puoi bere una birra ghiacciata e guardare il castello federiciano e tutto quello che lo circonda.
Due o tre anni fa ero da Gammazita, dicevo, e Daniele Cavallaro, anima e vice presidente di questo posto, mi ha sorriso, mi ha salutato, si è allontanato un attimo, è sparito dietro la porta di ingresso di Lunaria (libreria e casa editrice di Gammazita) ed è tornato con un pacchetto, che mi ha porto. Dentro c’era la loro ultima “creatura” editoriale, legata proprio a Lunaria, quella casa editrice di cui, prima ancora che nascesse realmente, Daniele mi raccontò davanti ad un fritto di paranza nel cuore della Pescheria.
Era la riedizione de La Baronessa di Carini scritto nel Luigi Natoli sul finire del 1800 (1892), e che allora cioè due o tre anni fa era il primo della Collana Satelline: piccola biblioteca dei classici ritrovati, in questo caso con la prefazione di Salvatore Ferlita e le illustrazioni di Tamara Bellezza.
Nella quarta di copertina, dov sono arrivata solo alla fine, c’è un virgolettato di Leonardo Sciascia, che dice così: “Prendendo in mano il suo libro e cominciando a legegro, ecco che ci troviamo costretti a finirlo”. Niente di più vero, perché io ho “divorato” le quasi 140 pagine in un’unica sera.
Quella della Baronessa di Carini è un storia siciliana, quasi una leggenda, tramandata di secolo in secolo, che l’autore de I Beati Paoli ha deciso di raccontare a modo suo e che l’Associazione Gammazita ha scelto anche perché ormai fuori catalogo. Si tratta di un femminicidio radicato nella cultura popolare, divenuto classico della letteratura italiana e ambientato nella Sicilia del 1500, tra la costa orientale e quella occidentale. In questo spazio ha luogo la storia d’amor tra la giovane, bella e diafana Caterina e il nobiluomo Vincenzo Vernagallo; con loro si nuovo un frate invidioso e cattivo, frate Arcangelo, e un padre, quello di lei, violento e spietato, il barone La Grua, gli altri personaggi la fanno da contorno.
Nel frattempo si racconta di una Sicilia di un tempo, che a tratti viene anche raccontata dalle immagini disegnate da Tamara Bellezza, che permettono di tirare un attimo il fiato e dare una forma a quello di onirico che si era soltanto immaginato. Il ritmo è incalzante, ed è bello per una volta avere a che fare con una lingua un po’ più difficile, che sa di antico.
E’ un libro piccolo, che si legge davvero tutto d’un fiato. Anche se io ci ho messo praticamente quattro anni, prima di decidere di aprirlo, sfogliarlo, e capire che avevo solo perso tempo.
Appena ho chiuso il libro ho cercato la storia e ho scoperto che di questa hanno fatto anche un film, negli anni ’70 e ancora oggi, nel Castello di Carini, i racconti dicono che vaga il fantasma della giovane baronessa uccisa.
E’ la mia seconda lettura del 2025, ho già battuto ogni mio record degli utimi quattro/cinque anni.
Grazie Daniele
Mari
(La Baronessa di Carini/Luigi Natoli/ pp 144/Lunaria edizioni/ € 14,00)
