
Tredicesimo libro dell’anno.
Direi che siamo arrivati a grandi, grandi numeri. Non quelli di una volta, quando riuscivo a leggere cinque o sei libri in un mese, sacrificando ore di sonno, ma numeri importanti per una ex lettrice che per anni non ha segnato nemmeno una lettura sulla propria agenda.
Questo libro l’ho iniziato nella casa al mare, sul finire dei giorni di vacanza, e l’ho finito sempre lì, nell’ultimo weekend di ottobre, quando le temperature sembravano ancora estive. Ci ho messo un po’, perché all’inizio mi era sembrato più difficile di quanto poi si sia rivelato.
Il libro in questione è “La levatrice”, esordio letterario di Bibbiana Cau pubblicato da Nord. Ambientato nella Sardegna dei primi anni del Novecento, racconta la storia di Mallena, una levatrice che, pur non avendo mai studiato, ha appreso il mestiere dalla madre. Aiuta le donne più povere a partorire, senza chiedere nulla in cambio, mettendo in pratica conoscenze tramandate e mai scritte.
La storia si svolge a Norolani, un paese abitato ormai solo da anziani, donne e bambini. È il 1917: gli uomini sono tutti al fronte. Jubanne, il marito di Mallena, torna a casa senza una gamba e con la mente ancora intrappolata nella guerra. Mallena deve prendersi cura di lui e allo stesso tempo della famiglia. Così si rivolge al sindaco per chiedere un compenso per il suo lavoro. Ma la risposta non è quella che si aspetta: a Norolani arriva un’ostetrica diplomata, per la quale il consiglio comunale stanzia uno stipendio. Nessuno nel paese la accetta, perché tutti vogliono continuare ad affidarsi a Mallena. Lei, però, non è più nelle condizioni di continuare: le viene impedito di esercitare e il marito peggiora di giorno in giorno.
Questo libro racconta la memoria storica di un paese e di un tempo che non conoscevo, in una regione che non conosco. Racconta le donne dimenticate, rimaste ad aspettare i loro uomini in luoghi dimenticati da tutti, mentre chi resta cerca di imporre il proprio potere su di loro.
Mallena è un personaggio spigoloso e dolce al tempo stesso. Se la si osserva solo in superficie, può sembrare legata a un passato che non esiste più. In realtà, è estremamente contemporanea: appartiene a quel gruppo di donne fiere che non accettano più di subire le scelte degli uomini, ma cercano con coraggio di cambiare il proprio destino.
Tra le pagine c’è una canzone che avevo imparato a conoscere negli anni che ho vissuto a Torino: No potho reposare, una delle melodie più dolci e struggenti che abbia mai ascoltato, capace di riportarmi a un periodo felice della mia vita.
Vi lascio qui quella versione, quella che avevo imparato a cantare.
(La levatrice/Bibbiana Cau/Edizioni Nord/ pp 384/ €20,00)
