
Tredicesimo libro dell’anno.
Prima di cominciare con il libro, facciamo una considerazione sul numero tredici, visto che si è palesato così, senza nemmeno essere invitato.
Per alcuni porta sfortuna, per altri fortuna. Io, se devo sedermi a un tavolo apparecchiato per tredici persone, qualche domanda me la faccio ancora prima di accomodarmi. È forse l’unica superstizione che mi è rimasta addosso, grazie a mia nonna che, a ogni pranzo di famiglia, quando ci si ritrovava in tredici, divideva il tavolo in due: grandi da una parte, piccoli dall’altra (io e i miei cugini vincevamo questo secondo).
Eppure, quando il tredici me lo ritrovo scritto davanti, mi piace. Mi dà l’idea di un numero fortunato, di uno di quegli incontri che vale la pena fare.
Direi che la digressione può finire qui. Anche se, mentre scrivo questo post, il calendario segna venerdì 17.
Ero in libreria qualche settimana fa quando ho visto questo libro. O, meglio, ho visto quella copertina. La faccia che mi guardava mi diceva qualcosa e così l’ho preso in mano.
La ragazzina di Valeria Parrella (Feltrinelli) racconta la storia di Giovanna d’Arco, la Pulzella d’Orleans.
È una figura che mi ha sempre affascinata. Ho sempre immaginato questa adolescente alle prese con qualcosa di immensamente più grande di lei, decisa, indomita, coraggiosa, piena di voglia di vivere, pronta a sfidare tutti per portare avanti il suo progetto.
Il romanzo racconta, in forma narrativa, la sua impresa per riportare Carlo VII sul trono di Francia, nel pieno del Quattrocento. Eppure, mentre lo leggevo, continuavo a pensare che questa storia potrebbe svolgersi anche oggi.
Giovanna ha una missione e non ha paura né del giudizio degli altri né delle conseguenze che dovrà affrontare per portarla a termine. A guidarla sono la fede e le voci dei santi, che le parlano e le indicano la strada. Le chiacchierate che avvengono tra loro, mi sono piaciute assai.
Ma il libro non racconta soltanto quello che fa Giovanna, racconta soprattutto quello che sente.
Valeria Parrella, che ha studiato e approfondito la storia, entra dentro la sua testa e ci restituisce una ragazza che vive paure, dubbi, rabbia e ostinazione. Non una santa irraggiungibile, ma una giovane donna che decide di ribellarsi all’ordine delle cose, a partire dalla propria famiglia, che per lei aveva già deciso un destino: quello di diventare moglie.
Ed è inevitabile, leggendo di una ragazza vissuta secoli fa, pensare alle ragazze di oggi. A quelle che, in tante parti del mondo, ancora fanno fatica a essere ascoltate. A quelle che subiscono violenze, soprusi, discriminazioni, solo per essere nate con il cromosoma che per troppi è considerato sbagliato. Cambiano gli abiti, cambiano i secoli, ma certe battaglie sembrano sempre le stesse.
Valeria Parrella prende una delle figure storiche più straordinarie e simboliche della nostra cultura e la restituisce con una voce sorprendentemente contemporanea.
Ho letto La ragazzina durante un viaggio in treno da Imperia a Genova, mentre rientravo verso Catania dopo una breve semi-vacanza durante la quale sono anche riuscita a vedere le balene.
Ultima nota: la foto di copertina è di Maki Galimberti, un grande fotografo che ho incrociato nella mia vita durante uno dei tanti percorsi che ho fatto.
Che dire? Ha restituito perfettamente l’immagine di quella ragazzina che non ha esitato a tagliarsi i capelli e a indossare le vesti di un soldato.
Bravo, Maki. Ho scoperto solo alla fine del libro che la foto era tua, ma con la tua chiave di lettura hai reso Giovanna ancora più reale, almeno per me. E spero anche per tanti altri.
Mari
(La ragazzina / Valeria Parrella / Feltrinelli / pp. 144 / € 17,00)
