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Matte da leggere
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L’orologiaio di Brest

Il 13/04/2026 da Matte

Quinto libro dell’anno.

…e secondo del Drink Book Club.

Stavolta, per parlarne, siamo finite all’Alta Mira. Un posto che, fino a qualche anno fa, direi parecchi anni fa, era tra i miei preferiti a Catania, ma dove non mettevo piede da una vita. Il problema è sempre lo stesso e non è da poco: trovare un posto aperto di lunedì che riesca a contenerci tutte. E così finisce che scopro, o riscopro, locali in cui tornare. Figata anche questa. Io rimango fedele al mio Campari Spritz.

Il gruppo resiste. Stavolta eravamo in quindici, sempre tutte donne, sempre tutte contente di vederci e di raccontarci cosa ci fosse passato sottomano. E devo dirlo: io questo libro, se non fosse stato per il gruppo, probabilmente non lo avrei comprato e, ancora più probabilmente, non lo avrei finito. E ora vi spiego perché.

L’orologiaio di Brest di Maurizio De Giovanni (Feltrinelli) non lo avrei mai scelto di mia spontanea iniziativa. Non avevo mai letto nulla di suo e, per quel mio solito partito preso, quando qualcosa è troppo sulla bocca di tutti tendo a evitarla. E considerando che De Giovanni è anche il “padre” di tante serie televisive di cui non ho mai voluto sapere nulla, era già un buon motivo per starne alla larga.

Poi però ho chiesto alle amiche del book club di suggerirmi dei titoli per la terzina tra cui scegliere (sì scegliamo da una terzina). E una di loro ha proposto questo. Ed è stata talmente brava a presentarlo che ha convinto tutte, persino me. Io avevo inserito un altro libro nella terzina, ma di fatto l’ho rinnegato, visto che il suo racconto era stato molto più convincente del mio.

Ho iniziato il libro quasi subito. Ho letto il primo capitolo e mi sono fermata. Poi l’ho riletto, sono passata al secondo e mi sono fermata di nuovo. Quando ho provato a riprenderlo, non ricordavo praticamente nulla. Ogni capitolo introduceva personaggi nuovi, storie diverse, momenti storici differenti: confusione totale. Volevo mollare, non mi vergogno ad ammetterlo.

Poi ho incontrato due amiche del club. Una aveva le mie stesse difficoltà, l’altra era quasi alla fine e ha detto: “non voglio arrivare alla fine troppo in fretta, perché mi dispiace che finisca”. E lì ho pensato: ok, forse una possibilità a questo libro gliela dobbiamo dare.

Così, a una settimana dall’incontro, mi sono rimessa sotto, cercando di recuperare le duecento pagine che mi separavano dalla fine. Nel frattempo il mio coinquilino mi prendeva in giro dicendo cose della serie: “proprio tu che organizzi il book club non riesci a finire il libro?”. Poteva succedere.

E poi, piano piano, i pezzi hanno cominciato a incastrarsi. Ho iniziato a riconoscere i personaggi, a collegare le storie, a capire il senso di tutto. E ho accelerato, per arrivare alla fine e scoprire cosa fosse successo davvero.

Il libro è piaciuto a tutte. E rubo una definizione che è uscita durante l’incontro: tra le mani abbiamo avuto una vera e propria sceneggiatura. Un noir storico che si muove avanti e indietro nel tempo, ruotando attorno alle vite del professore Andrea Malchiodi e della giornalista Vera Coen, legate al passato dei loro padri negli anni di piombo. E poi c’è lui, l’uomo degli ingranaggi, l’orologiaio, presenza costante anche quando non è in scena.

Il romanzo attraversa passato e presente, tocca temi importanti, dalla politica alle dinamiche di potere, dai rapporti genitori e figli all’amore (questo forse un po’ forzato almeno in un caso). L’intreccio è costruito bene, anche se in alcuni punti forse un po’ semplificato. La scrittura mi è piaciuta.

Il problema, per me, è stato il finale.

Piccolo spoiler (quindi, se non volete sapere, fermatevi qui): De Giovanni, ma davvero non ce la fai a chiudere una storia senza lasciare tutto aperto? Quando sono arrivata alle ultime pagine ho avuto un tutt’altro che leggero istinto omicida nei confronti dell’autore, perché ho capito che non ci sarebbe stato spazio per un vero epilogo. Ed è stato lì che il mio giudizio finale è stato un “ni”. La sensazione di essere stata lasciata così a metà non è stata per niente bella.

Subito dopo averlo finito sono andata a cercare informazioni sul seguito. E sì, lo leggerò sicuramente. Anche se l’idea di iniziare una “serie televisiva” in versione libro non è che mi entusiasmi così tanto, soprattutto perché vedendo quanti capitoli hanno le serie di De Giovanni la cosa mi scoccia un po’. Spero di sbagliarmi.

(L’orologiaio di Brest/Maurizio De Giovanni/Feltrinelli/pp 272/ € 19,00)

NB: il prossimo libro del Drink Book Club, sarà Il cielo degli invisibili di Francois Morlupi, che noi abbiamo ribattezzato “mu spacchi ngnustell”. Ce lo racconteremo ad inizio maggio, ma se volete sapere perché questo nome e quando ci vediamo, non avete che da chiedere.

Mari

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