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Matte da leggere
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Non offendere

Il 02/11/2026 da Matte

Diciassettesimo libro dell’anno. 

Finalmente ho proposto un libro alle amiche del Drink Book Club, che ci ha visto tutte d’accordo, perché ci è piaciuto assai.

Stavolta, al momento della votazione sul libro da leggere, io avevo buttato un plus, “e se scegliessimo il libro di un’autrice alla quale magari poi chiediamo di essere dei nostri”? E così è stato.

Il libro era Non offendere, di Erica Donzella (Edizioni Kalòs). Erica la conosco da molti anni, come una donna super mega appassionata di editoria, perché possiamo dire che a pane e libri è letteralmente cresciuta, grazie alle tante esperienze che ha fatto nel campo e che continua a fare. E poi c’è questa sua grande passione per la scrittura, che negli anni l’ha portata a pubblicare diverse opere.

Io, devo essere sincera, di suo non avevo mai letto niente, per tutta una serie di motivi. Uno su tutti? Una volta in libreria mi era capitata tra le mani una sua raccolta di poesie, e io con la poesia non ho mai saputo o voluto confrontarmi. Così, sbagliando, per anni l’ho relegata lì, tra le autrici di poesie.

Il cervello fa tanti strani scherzi.

Poi, in un giorno di inizio settembre, quella roba che si chiama “Facebook utile”, mi mostra un suo post in cui racconta che ha vinto la venticinquesima edizione del premio Elio Vittorini. Io, che mi vanto di saperne qualcosa di letteratura, per un passato ormai troppo lontano legato ai libri e alle librerie, non sapevo che cosa fosse il premio Elio Vittorini (giusto per la cronaca: chi era Elio Vittorino lo so). Così mi sono informata.  E non solo ho scoperto quanto fosse prestigioso quel premio, ma ho poi visto quali erano gli altri libri in finale, edizioni Adelphi ed Einaudi. Tanta roba. Così mi sono detta “E’ arrivato per me il momento di conoscerla realmente Erica”, non solo per quelle parole che ci scambiamo quando ci incontriamo, ormai raramente, per quei post che leggo sui social, ma anche attraverso la scrittura. E l’ho proposto al gruppo, che mi ha detto sì.

Credo che lo avrei letto comunque, ma leggerlo in condivisione è stata una grande esperienza. Forse una delle letture più belle del Drink Book Club, non solo per il contenuto in sé, ma per il modo in cui poi ce lo siamo raccontato.

All’appuntamento, che si è svolto nella soffitta di Verso, che potrebbe tranquillamente candidarsi a diventare  uno dei nostri posti preferiti in cui incontrarci, ha partecipato anche Erica che, per un’ora e mezza circa, è stata in balia delle nostre domande e delle nostre impressioni, su un libro sul quale abbiamo avuto tutte il pollice decisamente in sù.

Veniamo alla storia.

Non offendere è ambientato nella Sicilia della fine degli anni Settanta, ma potrebbe benissimo raccontare quella di oggi, in uno di quei quartieri che sembrano essere rimasti indietro nel tempo. È una storia dura, ma anche dolce. Una storia che fa male quanto uno schiaffo in pieno viso.Barbara e Rita da bambine erano amiche, in quella via delle Sante che sembra esistere letteralmente fuori dal tempo. Ma negli anni sono successe troppe cose.

Barbara vive con Calogero, il padre disabile, che non perde occasione per umiliarla e farle male, fisicamente e moralmente. Per lui soltanto gli uomini hanno senso di esistere,Le donne devono stare al loro posto e, se poi si innamorano di altre donne, non meritano altro che sofferenza.

Rita è sposata con un appuntato dei carabinieri, un uomo che non avrebbe voluto sposare, e ha un bambino che non avrebbe voluto avere.

Le due sono legate da un amore vissuto da ragazze e poi interrotto. Ma il destino è strano e le fa incontrare di nuovo.

La sofferenza di Barbara è palpabile, la crudeltà degli uomini incredibile, il patriarcato l’unica chiave di lettura che hanno gli uomini. Eppure, in mezzo a tutta questa durezza, ci sono sentimenti che riescono a trovare spazio, nonostante tutto.

Teatro di tutto è la casa, che è quasi un palcoscenico. Leggendo tra le righe si ha proprio l’impressione di entrare, mentre i protagonisti interagiscono tra di loro, sedersi in un angolo, e stare a guardare. E la casa è una vera protagonista, testimone di tutto quello che accade, di quello che viene detto e soprattutto di quello che non si riesce a dire.

Se siete catanesi, leggendo il titolo Non offendere capirete che c’è un legame con Sant’Agata. Io non vado oltre, perché è una di quelle cose che preferisco lasciare scoprire a chi leggerà il libro. Posso dire soltanto che, nonostante tutta questa tristezza, nonostante la violenza e la durezza della storia, a me Barbara è sembrata una delle donne più dolci del mondo. Come dolce e spietato allo stesso tempo è anche il narratore, una piccola edicola votiva che custodisce l’anima della madre di Barbara. Una presenza che non si limita a raccontare quello che succede, ma osserva, ricorda, soffre e partecipa a tutto quello che accade.

Ed è forse proprio questa una delle cose che ho amato di più: il modo in cui Erica è riuscita a dare voce a qualcosa che voce non dovrebbe avere, trasformandolo in un testimone capace di vedere oltre le apparenze.

E poi c’è la scrittura. Troppo bella. Una scrittura che sa essere dura senza perdere delicatezza, che racconta la violenza senza aver bisogno di urlare e che riesce a rendere vivi i personaggi, anche quelli che avremmo preferito non incontrare mai.

Questo libro merita di andare lontano.

Mari

(Non offendere/Erica Donzella/Kalòs/ pp 232/ € 17,00)

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