I miei genitori hanno appena cambiato casa. Traslocare è uno stress infinito, ma riserva sempre qualche bella sorpresa: vecchi quaderni, agende, diari, ricordi, oggetti dimenticati e (almeno nel mio caso) tantissimi libri che non sapevo albergare sugli scaffali di mia mamma e mio papà.
La scoperta più interessante di ieri pomeriggio è stata certamente “Il popolo dell’autunno – Domani a mezzanotte” di Ray Bradbury. Si tratta di una pubblicazione di Mondadori del 1972: la trasposizione a fumetti di 16 racconti dell’autore di “Cronache marziane” e di “Fahrenheit 451”, il mio prossimo “libro al quadrato”.
Vi ho recentemente parlato di uno dei miei libri preferiti, il mio primo “libro al quadrato”. Ma non vi ho detto che dopo aver letto “La storia infinita” mi sono dedicata alla lettura dell’opera omnia di Michael Ende. Il secondo romanzo dello scrittore tedesco che mi passò fra le mani è stato “Momo“, che p stato anche oggetto di due trasposizioni cinematografiche: un lungometraggio nel 1986 e un cartone animato nel 2001. Il tema al centro del racconto è il tempo e soprattutto del modo in cui viene impiegato nella società moderna: una profonda e feroce critica del consumismo e della frenesia del vivere moderno.
Io l’ho letto e anche Carla lo ha letto. Ma soprattutto, c’è stato un momento in cui ne abbiamo parlato un sacco, perchè il libro di oggi, Il gatto dagli occhi d’oro, edito da Fanucci, è stato scritto da Silvana De Mari, che la mia collega Matta ha incontrato e conosciuto. Io ci ho provato ad andare ad un incontro che proprio Carla aveva organizzato, ma non ci sono riuscita e, ancora oggi, me ne pento.
Di che parla? E’ la storia di Leila, che ha a che fare con la protagonista di Guerre Stellari, perché la sua mamma pensava proprio a quella principessa dello Spazio, quando è stato il momento di scegliere un nome per la sua bimba.
La mamma di Leila, per mantenerla deve lavorare e lavorare sodo. A scuola, ogni giorno, è complicato arrivare fino al suono della campanella, perché tutti gli altri bimbi vestono abiti comprati per loro, non hanno libri di seconda mano, ma soprattutto non hanno genitori con lavori quasi difficili da spiegare. Eppure è impossibile non volere bene a questa bimba.
Partiamo dal fatto che per me è stato un libro cult sin da quando il mio amico Edy (il mio spacciatore di favole e fumetti all’università) me lo consigliò… Molto prima che ne venisse tratto l’omonimo adattamento cinematografico interpretato da Will Smith. Ho scoperto a distanza di molto tempo che nella biblioteca casalinga c’era già una copia del libro, da quando mio cugino Angelo aveva deciso di farne omaggio a mio fratello Antonio (ma all’epoca ero troppo piccola perché qualcuno immaginasse che un romanzo horror-fantascientifico, scritto nel 1954 da Richard Matheson, potesse interessarmi o avvincermi… E soprattutto – a mio avviso – temevano potesse terrorizzarmi).
Sapete chi è Erzebet Bathory? Se comprate qualunque testo sui serial killer famosi nei secoli il nome di questa contessa c’è sempre. Conosciuta anche come Elisabetta Bathory, ma soprannominata anche come la Contessa Dracula, visse tra la Slovacchia e l’Ungheria tra il 1560 e il 1614. Per coltivare la sua bellezza dissanguava le sue vittime, giovani e belle ragazze, e si racconta che facesse il bagno nel loro sangue, solo dopo avere assistitito, o essere stata lei stessa protagonista delle terribili torture che venivano inflitte alle donne.
Quante ne uccise? Le vittime accertate sono cento, ma sembra che la Contessa Dracula, di fanciullette, ne abbia massacrate oltre trecento. Un diario, ritrovato nella sua casa, fornisce un’altra cifra, spaventosa, e dice che le giovani assassinate sono state 650, un numero impressionante.
Sono sempre stata una bambina piuttosto assennata. E non ho mai perso la mia bambola preferita. Non ho mai sofferto questa sorta di “distacco con responsabilità” che vive Elsi, ragazzina protagonista insieme allo scrittore Franz Kafka, del romanzo di cui parliamo oggi: “Kafka e la bambola viaggiatrice” di Jordi Sierra i Fabra. Non ho mai vissuto questo dolore, ma se mi fosse capitato di perdere la mia amica del cuore, la mia confidente segreta e silenziosa, mi sarebbe piaciuto che qualcuno inventasse per me la stessa strategia anti-sofferenza ideata da Kafka per questa bimbetta, pur di vederla smettere di piangere, pur di non sentire quei singhiozzi.
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Avevo un cane una volta. Si chiamava Lucky ed era un dalmata stupendo. Me lo avevano regalato i miei compagni di classe del liceo il giorno del mio diciottesimo compleanno facendolo arrivare, magro magro, seduto dentro ad un cestino bardato da un fiocco rosso. Fece pipì in giro quella sera stessa e durante la festa, non una volta, dovetti prendere lo straccio e armarmi di buona volontà.
E’ morto tre anni fa e per diversi mesi non ho voluto neanche accarezzarlo un cane. Poi un giorno in spiaggia mi si è avvicinato un cucciolo di pastore maremmano che si era perso e, fino a quando, non è arrivato il suo padrone a cercarlo ero ben decisa a portarmelo a casa 🙂
A un anno esatto dal mio matrimonio, non potevo scegliere un titolo più adatto. Il romanzo “Un matrimonio perfetto” è stata per me una scoperta (tutto sommato recente). Da ragazzina, infatti, ho amato profondamente il film “Una sposa per due” di Henry Levin, con Sandra Dee (1962). Una storia deliziosa, romantica e divertente che non sapevo essere tratta da un libro.
A Natale dello scorso anno, un caro amico – col quale avevo visto il film decine e decine di volte – mi ha regalato un manuale di addestramento per cani… Cosa che, all’inizio mi ha un po’ scioccata. Poi, ho messo insieme i pezzi e non ho più smesso di ridere. Il regalo, infatti, si ispirava a una scena del film in particolare, ma più in generale a uno dei motori comici della narrazione. Vediamo perché.
Con questo post apriamo ufficialmente la categoria fumetti e graphic novel. E sono felice di farlo con una graphic novel di grande spessore e della quale mi sento orgogliosa perché è opera di due cari amici: Paola Cannatella e Giuseppe Galeani (lei fumettista, lui curatore dei testi). La graphic novel è dedicata alla giornalista di origini catanesi Maria Grazia Cutuli, nel decennale della sua morte quando si trovava come inviata del Corriere della Sera in Afghanistan.
Si tratta di un fumetto per non dimenticare chi era Maria Grazia Cutuli. E Paola e Giuseppe – anche secondo Barbara Stefanelli, vicedirettore del Corriere della Sera che conosceva e voleva profondamente bene a Maria Grazia – ci sono perfettamente riusciti.
Partiamo da una confessione: non ho mai letto un libro di Sherlock Holmes. O meglio non ho mai letto un libro scritto da Arthur Conan Doyle. No no no!!! Eppure sono stata a Londra a vedere la sua casa…quella di Sherlock…ho visto i film e bla bla bla. Ma un libro mai!!!
Un paio di settimane fa sono andata in libreria decisa. Non sarei uscita se non avessi portato via con me un libro di Sherlock Holmes. Ora diciamo che ho affrontato il problema da un altro punto di vista. Sono andata nella sezione gialli e ho trovato una sfilza di libri sul celebre investigatore londinese, ma poi mi sono chiesta: “E da dove si inizia”. Ho cominciato a valutare la possibilità di chiamare un mio amico esperto dell’uomo con la pipa in mano, ma il telefono non prendeva. Poi l’illuminazione è arrivata da un libro messo su uno scaffale laterale.