
Sesto libro dell’anno. E con questo abbiamo battuto ogni record degli ultimi quattro o cinque anni. Anche stavolta non mi sono trattenuta. Sono andata in libreria, ho guardato decine di copertine, lette altrettante seconde di copertine, spulciato decine e decine di prime pagine, cercato sul web recensioni e alla fine mi sono portata a casa Più grande del cielo di Virginie Grimaldi, Edizioni E/O.
Mi piaceva la storia che prometteva di raccontare e, sopratutto, mi ha convinto il fatto che non si trattasse di un mattone, ma di un libro di 240 pagine, che prometteva di farsi leggere facilmente. Nel mio riavvicinamento alla lettura, ho scelto di escludere libri troppo lunghi, con righe ammassate e capitoli che non finiscono più. Intanto non ci vedo. Il mio scavallamento verso l’età della perdita graduale della vista è un fatto, e avere davanti un testo leggibile è a dir poco fondamentale, anche se inforco gli occhiali. In più, rispetto a diversi anni fa, il mio livello di attenzione per la lettura è davvero basso e pensare di passare giorni e giorni su un testo già mi scoraggia. Non si dice del resto Aiutati che il ciel ti aiuta? Io ho preso questo proverbio alla lettera. E forse anche l’autrice, o la casa editrice che ne ha curato il lancio, ha pensato che potesse essere una buona idea, perché nel libro c’è un segnalibro con su scritto “Da assumere 20 pagine per volta, due volte al dì per sei giorni”. Non ho fatto esattamente così, ma ho letto secondo il mio tempo, e questo mi piace assai.
I protagonisti sono due, Elsa e Vincent. Lei è una quarantenne separata, madre di un adolescente, che sta vivendo il lutto della perdita del padre. Per superare un periodo in cui non riesce a fare nemmeno le piccole cose, decide di affidarsi ad un terapeuta. Vincent è uno scrittore, con una vita sentimentale disastrosa, due figlie piccole, con un grande senso di incompiuto che lo accompagna da moltissimi anni. E’ la sua agente a convincerlo ad affidarsi a qualcuno, per superare il momento critico che sta vivendo. Anche lui si rivolge ad un terapeuta, lo stesso scelto da Elsa. I due si incontrano nella sala d’attesa. Non sarà amore a prima vista, nel frattempo le loro vite si delineeranno sempre meglio e i nodi verranno al pettine, rivivendo insieme i dolori che li hanno portati fino allo studio dello psicoterapeuta. Per quanto il momento per entrambi sia triste e tutto sia ammantato da quel velo di tristezza che non se ne va mai, il libro, grazie alla sua dose di ironia, strappa delle tenere risate. Sa di vita vera.
