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Matte da leggere
Classici . Romanzo

Quando le parole sono il racconto

Il 17/09/2012 da Matte

Quando ho letto questo romanzo per la prima volta, avevo poco meno di 12 anni. Avevano assegnato questo romanzo come lettura per le vacanze… Ma devo dire che il titolo non mi allettava affatto. Non capivo cosa potesse nascondersi dietro quelle due parole di uso quotidiano: “Lessico famigliare“; non capivo cosa potesse rendere attraente il linguaggio di una famiglia, cosa lo rendesse così speciale. Poi l’ho aperto e ho capito. E siccome qualche giorno fa sono stata nominata cultrice di Linguistica e glottologia all’università di Catania, mi sembra doveroso, scegliere un titolo in qualche modo connesso a questo nuovo traguardo raggiunto.

“Lessico famigliare”, pubblicato nel 1963 , è una cronaca ironico-affettuosa della vita quotidiana della famiglia Levi a Torino dagli anni 20 ai primi anni 50. La dimensione cronologica ripercorre i fatti dell’età fascista, della seconda guerra mondiale (compresa l’uccisione del marito dell’autrice per attività politica antinazista), della persecuzione degli ebrei fino ad arrivare al suicidio di Cesare Pavese e alla caduta delle illusioni della Resistenza.

La voce narrante è quella di Natalia (l’autrice), l’ultima di cinque figli, che oltre a ripercorrere con la memoria le vicende dei suoi cari ne fissa per sempre anche il linguaggio, i motti e le abitudini radicate. Protagonista della narrazione, invece, è il padre Giuseppe, tenero e dispotico insieme. E sono proprio alcuni dei suoi modi di dire che infarciscono il racconto della quotidianità di una famiglia (fra gite in montagna, liti fra fratelli, primi amori, leziosaggini, amici di famiglia – appartenenti al fior fiore del mondo intellettuale torinese dell’epoca – e divieti del padre). “Non fate sbrodeghezzi!” (a casa mia si dice “non fate il toccio!” che significa “non intingete il pane nel sugo”), “Non fate negrigure” (“non siate goffi”, a casa mia non c’è un modo per dirlo… o meglio ce n’è uno per ogni tipo di goffaggine) sono solo alcune delle esclamazioni, delle frasi tipiche della famiglia Ginzburg che – pagina dopo pagina – entrano a far parte delle abitudini linguistiche del lettore conquistato dalla prosa semplice e diretta del romanzo.

Con la stessa forza che l’autrice Natalia descrive nell’Avvertenza all’inizio del romanzo: «Noi siamo cinque fratelli… Quando ci incontriamo possiamo essere… Indifferenti o distratti, ma basta fra noi una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia per ritrovare ad un tratto i nostri antichi rapporti… Una di quelle frasi o parole ci farebbe riconoscere l’un l’altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, fra milioni di persone».

(“Lessico Famigliare” di Natalia Ginzburg, Einaudi, pagg. 240, Euro 9,20)

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