Come sapete, le vostre Matte da Leggere ieri sono tornate al MonaStore di Officine Culturali, il bookshop che si trova all’interno del Monastero dei Benedettini. E sapete anche che la nostra intenzione era quella di presentare «La banda dei Giufà» (Mesogea editore), scritto da Carlo Carzan e illustrato da Lucia Scuderi, recentemente insignita del prestigioso riconoscimento come “Miglior illustratrice” al Premio Andersen.
Quello che non sapete e ciò che abbiamo fatto ieri pomeriggio, attorniate dallo staff di Officine Culturali, e da un indistinto numero di bambini che scalpitavano perché iniziassimo.
Volevo, tra gli altri, un libro leggero e così è stato quando sono andata in libreria per fare rifornimento! Del resto con l’arrivo della bella stagione è cosa buona e giusta dotarsi di una buona scorta di libri da spiaggia, libri che ti fanno sorridere sotto il sole e che non richiedono che il tuo cervello funzioni a mille, ma che tenga invece i giri giusti compatibili con una colonnina di mercurio che segna quasi quaranta gradi.
E così ho comprato Beata lei! di Julia Llewellyn (Mondadori).
Ci sono cascata di nuovo e la copertina ha accaparrato la mia attenzione, ma stavolta, prima di convincermi del tutto a fare l’acquisto, ho anche letto attentamente la terza di copertina per capire se era un libro che volevo leggere.
La settimana la cominciamo così, facendovi una domanda e chiedendovi una risposta 🙂
Perché giovedì pomeriggio torniamo al MonaStore di Officine Culturali, il coloratissimo e ormai familiare bookshop che si trova all’ingresso del Monastero dei Benedettini, all’interno del quale noi Matte abbiamo scoperto e riscoperto storie che fanno parte di questo luogo magico dalla storia secolare.
L’appuntamento, lo leggete nel titolo, è fissato per giovedì alle diciotto, per presentare il libro La banda dei Giufà (Edizioni Mesogea) scritto da Carlo Carzan e illustrato da Lucia Scuderi, recentemente insignita del prestigioso riconoscimento come “Miglior Illustratore” al Premio Andersen e, proprio per questo, la cosa che ci fa piacere dirvi è che, quando avremo finito di “blaterale”, lasceremo spazio ai bambini dai cinque anni in su, per un laboratorio artistico-creativo, gratuito.
Visto che abbiamo cominciato a parlare di viaggi, vi racconto di una scoperta che ho fatto qualche tempo fa mentre esaminavo le numerose tipologie di guide turistiche che esistono. Del resto c’è la guida giusta per ciascun tipo di viaggiatore e – soprattutto in tempi moderni – non c’è viaggiatore che non si armi della guida turistica ideale.
Ho notato che da qualche anno a questa parte sono numerose le guide espressamente dedicate alle donne. Il fenomeno mi ha incuriosita, al punto da decidere di passare in rassegna le pubblicazioni, perché se da un lato è vero che il viaggiare da sole per le donne è una conquista tutto sommato recente… Dall’altro lato ci domandiamo che differenze sia possibile riscontrare nel modo di viaggiare di uomini e donne.
Noi Matte non sappiamo a quale categoria apparteniate. Io, C, mi definisco una “cartacea“; M, invece, è una “mista” che non disdegna il digitale, ma ama profondamente la carta.
Di cosa parliamo? Di come ci piace leggere. In fatto di gusti, ormai lo avrete capito, entrambe le Matte sono lettrice onnivore, ma io leggo esclusivamente su carta. Non possiedo nessun e-book reader (il mio smarphone me lo consentirebbe… Io proprio non riesco ad utilizzarlo) anche se una volta ho meditato di fare questa spesa. Già, perché la comodità di un lettore di ebook (di qualsivoglia tipologia) è indiscutibile: è possibile portarsi dietro un’intera biblioteca (o quasi) con un peso davvero minimo in borsa.
Dalla pubblicazione di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda sono passati oltre 15 anni. Generazioni di bambini e ragazzi sono cresciute accompagnate da una grande storia di amicizia al cui fianco adesso arriva l’ideale compagno: “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico“. Una nuova storia di amicizia nella differenza, che ci insegna il rispetto per l’altro e il valore della solidarietà.
I personaggi sono tre: il giovane Max, il suo gatto Mix e un piccolo topo. Fra Max e Mix c’è un legame profondo, quasi simbiotico. Quando Max va a vivere da solo, mix lo segue a ruota. Purtroppo il lavoro tiene spesso Max lontano da casa e Mix, che sta invecchiando e perdendo la vista, almeno altrettanto spesso si sente solo… Finché un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa.
Uscito a puntate sul Lippincott’s Montly Magazine nel 1890, nel 1891 Oscar Wilde ne pubblicò una versione in volume con una prefazione per rispondere ad alcune polemiche sollevate dal romanzo, e alcuni capitoli nuovi (legati a esigenze commerciali, che secondo alcuni critici hanno arrecato danno all’opera originale).
Il romanzo, come in molti sapranno, è una fra le numerose declinazioni della leggenda di Faust, in questo caso incarnato da un giovane di nome Dorian Gray.
Primo romanzo di Isabel Allende (e considerato come il terzo volume di un’ideale trilogia formata da altri due romanzi, scritti però successivamente “La figlia della fortuna” e “Ritratto in seppia”), “La casa degli spiriti” ha avuto e continua ad avere un successo tale da essere diventato anche un film con un cast d’eccezione (Meryl Streep, Winona Rider, Glenn Close, Antonio Banderas…).
Devo imparare assolutamente a scegliere i libri leggendo la terza di copertina e non basandomi sulla copertina e basta. Così è successo che in una delle ultime tornate passate in libreria, ho infilato nel mio cesto da portare poi alla cassa, anche un libro che mi era piaciuto sia per la copertina che per il nome dell’autrice Dawn French, che non appena tradotto in italiano sembrava qualcosa di romantico, Alba Francese.
Solo che il libro non era per niente romantico, o almeno non romantico come io pensavo che potesse essere, e probabilmente questo per me non era il periodo giusto per leggerlo, ma mi sono impegnata lo stesso 🙂
Partiamo dall’inizio. Il libro si intitola Dimmi che ti dispiace, come detto è di Dawn French, ed è arrivato in Italia grazie a Leggere Editore. Detto questo il titolo, che dopo avere letto i primi due capitoli mi era sembrato non ci azzeccasse proprio per niente, nella sua versione in italiano, stavolta, è davvero perfetto. Molto meglio leggere Dimmi che ti dispiace invece che Oh Dear Silvia.